WhatsApp Image 2020-06-14 at 22.36.03.jp

la nostra storia

Il Vazzoler è un rifugio strettamente alpinistico e storico, poiché la sua inaugurazione risale al 30 giugno 1929. Il nome viene dato in onore di Mario Vazzoler, il fondatore della sezione CAI di Conegliano.

Tra i vari famosi alpinisti che hanno fatto sosta al rifugio nel 1930 si possono ricordare Andrich, E. e B. Castiglioni, Gilberti, Rudatis, Tissi e Mary Varale.

La notorietà raggiunta ha passato i confini: l'11 settembre 1931, Alberto Rety di Bruxelles (è il Re del Belgio n.d.a.), Aldo Bonacossa, Paola Wiesinger e Hans Steger effettuano la traversata della Torre Venezia. E nel 1931 Tissi, Andrich e Rudatis scalano la Torre Trieste per lo spigolo ovest. Nel 1933 è la volta di Leopold de Belgique (poi Re del Belgio, dopo la morte del padre avvenuta durante un'arrampicata solitaria n.d.a.) che con Attilio Tissi, Carlo Franchetti, Giovanni Andrich e Domenico Rudatis effettuano la "prima" al Campanile di Brabante.

ALDO BONACOSSA

Per la felice ubicazione, l’ottima gestione, le grandi possibilità alpinistiche offerte dalle innumerevoli “vie”, aperte e da aprire, il rifugio è sempre più frequentato, sia da famosi alpinisti, sia da semplici escursionisti. L’incremento delle presenze è costante: dalle 360 firme del 1930, si passa alle 715 del 1935 . Tanto che pochi anni dopo la capacità ricettiva risulta inadeguata alle richieste. Così nel 1935 la Sezione decide per l’aumento del numero dei posti letto da 23 a 40. Siamo nel “ventennio” e il Regime vuole la sua parte! Infatti, specialmente nel periodo della "conquista dell'Impero", non mancano raduni e adunate “oceaniche” al cospetto delle Torri Venezia e Trieste. Ad es. il 30 giugno 1935, il Fascio Giovanile di Combattimento di Belluno è presente con una Legione di 500 giovani fascisti. Quel giorno, come risulta dal Libro di Vetta, sulla Torre Venezia viene collocato un “gladio”, poi rimosso nell’agosto 1943 da due alpinisti coneglianesi.

Purtroppo i venti di guerra lambiscono il rifugio. Infatti, a partire dagli anni 39/40, per il coinvolgimento dell'Italia negli eventi bellici che sconvolgeranno non solo l’Europa, il Vazzoler si trasforma a volte in un accantonamento militare. Sono gli alpini in addestramento che scalano in assetto di guerra la Torre Venezia.

Negativo per la frequentazione e la conduzione del rifugio è – in questo periodo - l’effetto del “razionamento viveri” imposto dallo stato di guerra. Così la buona Marianna (che gestisce il Vazzoler con il marito Vittorio) deve ingegnarsi al meglio per garantire un minimo di ospitalità agli irriducibili frequentatori i quali, però, non possono sottrarsi all’obbligo di consegnare i tagliandini della “Tessera” per pane, pasta e generi alimentari contingentati. Comunque, nella peggiore delle ipotesi c’è sempre il celebre minestrone di verdura della Marianna tanto decantato da Giovanni Zorzi.

Ma al peggio non c’è limite! Nel giugno 1944, per disposizione del Comando Germanico, viene disposta la chiusura del Vazzoler e degli altri rifugi non occupati dalle forze armate italiane. Ebbene, proprio in quel periodo, la Sezione incarica l’ing. B. Carpenè di progettare una chiesetta da erigere accanto al rifugio. L’opera, intitolata alla Madonna della Neve e dedicata alla memoria di tutti gli alpinisti caduti in Civetta, verrà inaugurata nel 1958. All’interno tre lapidi di marmo riportano i nomi di oltre 60 alpinisti.

Passato il tragico periodo bellico senza troppe conseguenze e danni per il rifugio, riprendono gli interventi edificatori e migliorativi dei quali si manifesta l’esigenza. Trova così realizzazione la “dipendenza” (o Tabià) che arricchisce il rifugio di altri 30 posti: 24 al primo piano e 6 al p. terra; questi ultimi da utilizzare come ricovero invernale. E’ l’anno 1947.

Anche l’aspetto culturale non viene tralasciato: nel 1968 – sotto la Presidenza del Prof. Italo Cosmo – viene inaugurato il Giardino Botanico “A. Segni”, sito nelle immediate adiacenze del rifugio su terreno dato in comodato gratuito dalla Famiglia Favretti di Agordo.

Nella vita di un rifugio, e questo vale anche per il Vazzoler, determinante è l’apporto dato dai gestori al corretto e proficuo andamento, non solo economico. In questo il Vazzoler può dirsi fortunato: in 91 anni si sono avuti solo 6 cambi di gestore. Questa la successione delle famiglie: Ortolan per i primi 3 anni, Casanova sino al dopoguerra, Da Roit per 32 anni, Brustolon per 23 anni e Sorarù negli ultimi 18 anni, corrente la gestione di Doris Corazza e Alessio Chenet dal 2020.

RIFUGIO VAZZOLER

Località Col Negro di Pelsa   

Taibon Agordino - BL

Club Alpino Italiano

Sezione di CONEGLIANO

Il rifugio è di proprietà del CAI sezione di Conegliano